Succede spesso così. Qualcuno mi scrive. Magari ha già un sito, magari no.
Ha dei clienti, lavora bene, le cose vanno… più o meno. Eppure c’è qualcosa che lo tiene fermo. Un’incertezza che non sa nominare.
Mi dice: “Non riesco a raccontarmi bene. Faccio fatica a spiegare cosa faccio. E quando ci provo, sembra che dica le stesse cose che dicono tutti.”
Ecco. Spesso — anzi quasi sempre — quello che manca non è un logo, né un sito, né un social planner.
È una direzione.
Un punto fermo.
Un modo per dire: “Io sto qui. Questo è il mio posto.”
Quello, in una parola, è posizionamento.
Il posizionamento non è una parolona da agenzia.
Mettiamola così: il posizionamento non è quello che scrivi nel bio di Instagram. È quello che succede nella testa delle persone quando pensano a te.
È una scelta, prima ancora che una definizione. Una posizione che decidi di occupare — in mezzo al mercato, ma anche nel cuore (e nella testa) di chi ti legge.
Non è scolpito nella pietra. Cambia, si evolve, si aggiusta. Ma intanto ti guida. Ti aiuta a non perdere il filo ogni volta che devi dire chi sei. A non dover inventare da capo ogni post. A non sentirti in dovere di piacere a tutti.
Ti serve anche se sei da solə?
Soprattutto se sei da solə. Perché se non scegli tu la direzione, lo farà il caso. O l’algoritmo. O l’ansia da confronto. Il posizionamento non ti serve per diventare qualcun altro.
Ti serve per diventare più chiaramente te.
Se sei freelance, consulente, artigiano digitale, trovare il tuo posizionamento ti permette di:
- fare meno fatica a raccontarti
- parlare alle persone giuste
- accettare il fatto che non sei per tutti (e va benissimo così)
Il posizionamento non è una gabbia. È una bussola.
Ma quindi… da dove si comincia?
Non con uno slogan. Non con un manifesto. Nemmeno con un brainstorming davanti alla lavagna (se ce l’hai, comunque ottima per le foto).
Si comincia da domande più semplici, e più vere:
- Cosa ti viene bene, senza sforzo?
- Cosa ti dicono spesso i clienti, anche senza voler fare complimenti?
- Cosa non vuoi più fare, anche se sai farlo?
Quali sono le parole che tornano sempre quando ti racconti?
E poi si ascolta. Si guarda da fuori. Si lavora. È un lavoro che si fa insieme — un po’ a parole, un po’ per sottrazione.
Posizionarsi non è un atto di forza.
È un atto di chiarezza. Di cura. Di rispetto per il tuo tempo e quello degli altri.
Non si tratta di emergere a tutti i costi. Ma di essere riconoscibili quando è il momento giusto, da chi sta cercando proprio te.
Conclusioni coi Controcopy.
Il posizionamento non è una definizione da incollare sotto il nome. È una scelta quotidiana, che tocca tutto: i clienti che cerchi, le parole che usi, le cose che non fai più.
Se ti sembra che la tua comunicazione vada un po’ a caso…
Se ti senti dire spesso “fai un po’ di tutto”…
Se ogni volta che devi scrivere di te, ti viene voglia di fare qualcos’altro…forse è il momento di rimettere ordine.
Niente fuochi d’artificio. Solo una direzione, chiara, tua.
Se vuoi, possiamo cercarla insieme.

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